Aspetti Naturalistici

Il “Sentiero dei Fiori” consente all’escursionista di muoversi in uno spettacolare ambiente d’alta quota, coniugando in maniera ottimale gli interessi geografico, geologico e botanico.
Alle altitudini raggiunte dal sentiero, attorno ai 3000 m, lungo il crinale del Corno di Lago Scuro, la vista spazia sui rilievi alla testata dei bacini idrografici dei fiumi Oglio, Noce e Sarca che in questa cuspide rocciosa hanno il loro punto di incontro.
Dall’alto del sentiero si ammira la vasta conca del ghiacciaio del Presena, ricolma delle coltri moreniche della Piccola Età Glaciale.
Il miglioramento climatico successivo al 1850, perdurante anche ai nostri giorni, ha decretato la scomparsa quasi completa degli apparati glaciali e la colonizzazione delle rupi silicee e delle morene da parte di specie poiniere d’alta quota, come il Ranuncolo glaciale, il Doronico del granito, il Senecio delle Alpi orientali, la Margherita alpina e l’Acetosa soldanella.
Sul fondo delle vallette nivali e delle depressioni, dove la neve staziona più lungamente, si incontrano specie caratteristiche come il Salice erbaceo, l’Arenaria biflora, la Genziana bavarese, la Soldanella della silice e l’Erba lucciola dei ghiacciai.
Tuttavia è il sentiero in cresta, il noto “Sentiero dei Fiori” che, facendo onore al suo nome, offre continui motivi di meraviglia per la suggestione e l’abbondanza delle piante rupicole presenti.
E’ un libro aperto di biologia alpina per comprendere gli adattamenti e la selezione alla quale hanno dovuto sottoporsi le piante al fine di sopravvivere in un ambiente tanto severo, climaticamente estremo.
Quindi, nonostante l’asprezza ambientale, su questa dirupata cresta battuta dal vento e, per molti mesi, attanagliata dal gelo, vive una nutrita schiera di pianta alpine d’alta quota.
La natura dei luoghi le ha costrette a crescere abbarbicate alla roccia, negli anfratti più riparati dove i raggi di solari creano condizioni termiche di poco migliori rispetto alle posizioni più esposte.
Gli ambiti rocciosi in quota sono stati, durante le lunghe ere glaciali, laboratori di selezione naturale delle specie vegetali che, isolate per migliaia di anni, si sono caratterizzate e specializzate, creando numerosi endemismi.
Le balze rocciose hanno rappresentato, per lunghissimi periodi, territori isolati in un mare di ghiaccio che si estendeva, verso sud, fino alla pianura padana. Volendo passare in rassegna alcuni rappresentanti si segnalano la Silene a cuscinetto, l’Eritrichio nano, alcune sassifraghe come la Sassifraga a foglie opposte, la Sassifraga solcata e la Sassifraga brioide.
Queste specie hanno la comune caratteristica di aggregarsi in densi cuscinetti per ridurre la traspirazione idrica della pianta e, soprattutto, supplire allo scarso richiamo dei loro piccoli fiori sugli insetti impollinatori con l’impatto cromatico della loro aggregazione.
Inoltre, la Linaria alpina, la Peverina dei ghiaioni, il Raponzolo minore, il Senecio delle alpi orientali e la Cariofillata delle pietraie, con le loro corolle variamente colorate, ingentiliscono le rupi del sentiero, accogliendo tra loro anche specie come i Billeri alpino, lo Spillone alpino ed i Sempriterni del calcare, che normalmente vivono alla quote inferiori.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *